PROGRAMMI E INIZIATIVE

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2011          

 

Anno 2004

 

ARTE E ISTRUZIONE NELLE SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO

(Torino... e oltre, 25 settembre 2004)

Con il suggestivo termine di "rivoluzione industriale" si denomina di solito il rivolgimento sociale determinato dall'introduzione massiccia delle macchine nella produzione manifatturiera. Tra la fine del XVIII e l'inizio del XX secolo le industrie cambiarono il paesaggio dell'Europa e il modo di vivere dei suoi abitanti, che a milioni divennero operai di fabbrica e furono spinti a unirsi dalla necessità di conquistare condizioni di vita più dignitose. Sorsero quindi le prime associazioni di autotutela che, in seguito, con forme organizzative svariate, assunsero la rappresentanza sociale e politica dei lavoratori. Nacque il movimento operaio.
Nel nostro Paese la genesi di questo movimento fu costituita dalle Società di mutuo soccorso, che mossero i primi passi ancor prima dell'unità nazionale, agli albori del Risorgimento, e rappresentarono la prima associazione in cui i lavoratori poterono praticare una qualche forma legale di organizzazione autonoma.
Per tutto il secolo scorso furono di gran lunga le organizzazioni più diffuse e radicate della classe operaia, vere e proprie palestre di vita democratica e di amministrazione, dove si formarono le prime leve di dirigenti del movimento sindacale e cooperativo.

Nell'associazionismo mutualistico, proprio in ragione della sua diffusione, intervennero tutte le correnti politiche ottocentesche (dal liberalismo monarchico al mazzinianesimo repubblicano, dal socialismo al cattolicesimo sociale) per tentare di orientarlo ideologicamente e legarlo alle rispettive strategie sociali. Per chi voglia approfondire la storia del mutualismo italiano, la Società di mutuo soccorso ed Istruzione fra gli Operai di Pinerolo è un caso di studio esemplare.
Innanzitutto rappresentò un esperimento di moderna associazione mutualistica: gli operai e gli artigiani di Pinerolo furono i primi ad approfittare della libertà di riunione, concessa nel 1848 da Carlo Alberto con lo Statuto, adottando il nuovo modello di Società operaia, aperta a tutte le categorie professionali, già sperimentato in Francia e in Belgio. Le rare Società mutue che esistevano fino a quel momento nei diversi stati italiani, infatti, erano ancora riservate agli esercenti un mestiere o una professione.

Il successo di quel primo tentativo pinerolese diede il la al fiorire, nell'arco di un decennio, di tante associazioni simili, dapprima nei territori sabaudi, poi nelle altre regioni settentrionali ed in Toscana. Nel decennio successivo, mentre tra il 1859 e il 1870 si compiva il processo di unificazione, l'esempio della Società pinerolese (e ancor più quello della consorella maggiore di Torino, sorta a sua imitazione nel 1850) venne ripreso in tutta la nazione.
Ancora a fine Ottocento gran parte delle migliaia di Società di mutuo soccorso italiane (concentrate soprattutto in Piemonte, Liguria e Lombardia) era improntata alla matrice organizzativa proposta a Pinerolo cinquant'anni prima: associazioni di operai ed artigiani su base comunale, apolitiche e non confessionali, che garantivano agli iscritti il sussidio in caso di malattia, l'assistenza medica e, quando le casse sociali lo consentivano, la pensione di vecchiaia o di cronicismo. Oltre a questi servizi strettamente previdenziali, istituivano scuole di alfabetizzazione per i soci, corsi professionali per i loro figli, biblioteche circolanti. Nelle loro sedi allestivano spazi di ritrovo e di svago (il gioco di bocce, il pergolato, la sala per il ballo familiare) quali alternative alle tanto deprecate osterie, allo scopo di evitare che l'onesto lavoratore si corrompesse a contatto con alcolisti e bestemmiatori.

Si può dire che ogni Comune italiano vide nascere uno o più sodalizi, di dimensioni del tutto disomogenee, dai molto grandi (come quello di Torino che arrivò a contare oltre 10 mila aderenti) a quelli piccolissimi con qualche decina di soci. Nei centri maggiori ci fu un proliferare di Società di mutuo soccorso minori: in concorrenza con le Mutue "generali" (aperte ai lavoratori di qualsivoglia mestiere) se ne formavano altre "particolari", riservate a determinati settori sociali, quali gli esercenti un mestiere, gli ex-militari, le operaie.
Nelle campagne, invece, la diffusione del mutualismo fu molto più lenta. Soltanto a fine secolo iniziarono a diffondersi le associazioni del mondo agricolo, ma sotto forme diverse dalle "classiche" mutue operaie. Fra i braccianti sorsero le prime Leghe di resistenza, organizzazioni sindacali finalizzate alla lotta per migliori salari e condizioni di lavoro, mentre nelle zone dove prevaleva la piccola proprietà o la mezzadria videro la luce i sodalizi che avrebbero poi caratterizzato il mondo rurale nel Novecento, quali le Unioni rurali allo scopo di acquistare in consorzio i concimi e le sementi e di sperimentare le prime forme di credito agricolo (da cui si svilupparono in seguito le Casse rurali) oppure le Cooperative per la lavorazione e lo smercio dei prodotti (da cui nacquero le Cantine e le Latterie sociali) o ancora le Mutue di assicurazione contro gli incendi, i danni della grandine e le malattie del bestiame.

Diverse Società di mutuo soccorso si estinsero nella prima metà del Novecento a causa del lento, ma progressivo esaurimento della loro funzione primaria, soppiantata dalla previdenza e dall'assistenza sanitaria aziendale o pubblica. Alcuni sodalizi si sciolsero spontaneamente, diversi altri decisero invece di trasformarsi in cooperative di consumo, altri ancora mantennero l'impianto originario.
Il Fascismo considerò i mutualisti come naturali oppositori del nuovo stato corporativo, in quanto troppo legati alla tradizione del laicismo liberale e massone, quando non addirittura collegati alle organizzazioni comuniste e socialiste. Contro le Società di mutuo soccorso dispiegò una persistente azione distruttrice, dapprima squadristica e in seguito istituzionale.

La Società di mutuo soccorso di Pinerolo

La Società di Pinerolo, insieme ad altre del Pinerolese, riuscì a sopravvivere conservando sempre la sua originaria impostazione. Da qualche anno, anzi, il suo gruppo dirigente ha intelligentemente puntato sul rilancio dell'originaria funzione previdenziale e solidaristica. Attualizzando le finalità statutarie offre nuovamente agli iscritti alcune prestazioni integrative del Servizio Sanitario Nazionale. Per realizzare tale iniziativa ha promosso la costituzione di un consorzio fra tutte le Società di mutuo soccorso del Pinerolese.

Bianca Gera, Diego Robotti. E' una lunga storia. Alle origini del mutualismo italiano: la Società generale fra gli operai di Pinerolo, 1848-1998, Torino, 1998

L'itinerario prevede la visita di quattro Società della zona (Società Operaia Agricola di Osasco, Società di mutuo soccorso di Bricherasio, Società di mutuo soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco, Associazione Generale Operaia Arti e Mestieri di Pinerolo) che presentano aspetti e peculiarità differenti, ma tutte ancora adesso conservano stretti legami sociali con il loro territorio, in quanto organizzazioni direttamente discendenti dalle originarie associazioni operaie. Nelle diverse sedi si potranno "percepire" gli ambienti di un tempo, vedere le bandiere e i cimeli, leggere i documenti storici da ciascuna conservati. Ma, soprattutto, si potrà ascoltare dalla diretta testimonianza dei soci odierni che cosa sono e che cosa fanno oggi le Società di mutuo soccorso.

Per evidenziare il rapporto fra Società di mutuo soccorso, istruzione, cultura e territorio, sono previste visite al "Museo delle attrezzature agricole" presso la Società Operaia di mutuo soccorso di Osasco, alla Cappella della Madonna del Boschetto (ora proprietà della Società di mutuo soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco), dove sarà possibile ammirare gli affreschi del Maestro di Cercenasco e alla "foresteria" di recente inaugurata nella sede della Società di Bricherasio nell'ambito del progetto "Filo d'acqua". Nel pomeriggio, infine, la visita guidata al "Museo Storico del mutuo soccorso" allestito dalla Società di Pinerolo.

La Cappella della Madonna del Boschetto con gli affresti del Maestro di Cercenasco

L'itinerario (6 Euro) si effettua a piedi e in pullman riservato. È previsto il pranzo al sacco o, in alternativa, presso il ristorante della Società di mutuo soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco al costo indicativo di 10 Euro.

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SULLE STRADE DELLE SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO

(Torino... e oltre, 10 ottobre 2004)

L'itinerario vuole essere l'occasione per riandare alla storia, alla cultura e agli ambienti delle prime associazioni operaie che un tempo, neppure troppo lontano, esistevano in tutto il territorio piemontese.

Le Società di mutuo soccorso furono la prima forma "moderna" di associazionismo popolare e operaio. In Piemonte e Liguria, grazie alla libertà di riunione concessa dallo Statuto Albertino del 1848, conobbero una diffusione e un radicamento particolari. A partire dalla metà dell'Ottocento oltre tremila associazioni nacquero nel solo Piemonte. Si può dire che non ci fu un solo comune che non ebbe la sua Società di mutuo soccorso. Anzi, nella medesima località operarono spesso più sodalizi riservati agli operai maschi, alle operaie, agli esercenti un mestiere (falegnami, fabbri ferrai, calzolai, ceramisti...), ai contadini o agli ex militari.
Il mutuo soccorso dava concreta risposta alle conseguenze economiche della malattia. Allora non c'era alcuna protezione sociale, né di Stato, né aziendale, né assicurativa privata. I salari o i redditi artigiani, sufficienti a garantire a malapena la sopravvivenza, dipendevano dai giorni di effettivo lavoro. Bastava una malattia o un infortunio del lavoratore per gettare sul lastrico un'intera famiglia.
Il meccanismo di protezione mutualistica era semplice: ogni socio versava una lira al mese e riceveva, se malato, una lira per ogni giornata di lavoro perduta, somma corrispondente all'incirca al salario giornaliero. Una previsione di "assenteismo" molto ottimistica (non più del quattro per cento di ammalati in media) e quindi un equilibrio contabile che si basava su ferrei controlli. Infatti i regolamenti prevedevano la visita da parte del medico di fiducia della Società per ottenere l'erogazione del sussidio, che in ogni caso non durava più di tre mesi. Il socio ammalato non poteva esercitare alcun'altra attività lavorativa. Si poteva perdere il sussidio anche soltanto perché scoperti a spaccare la legna nel cortile di casa propria.

I costi di gestione si limitavano al pagamento del medico sociale e a una piccola indennità per il segretario-tesoriere. Tutte le altre funzioni amministrative erano assolte gratuitamente dai soci. Per questo motivo le Società di mutuo soccorso rappresentarono anche una palestra di vita democratica e di autogestione. In quelle associazioni gli operai, ancora prima di conquistare i diritti politici, eleggevano i loro dirigenti, amministravano ingenti risorse e gestivano i vari servizi per i soci.
Tra i servizi, fondamentale erano il "medico sociale" gratuito e le medicine a basso costo, grazie alle convenzioni stipulate con le farmacie: un notevole passo avanti in un'epoca in cui non vi era forma alcuna di sanità pubblica. Il medico scelto dalla Società percepiva un emolumento annuale. Alla fine di ogni anno il contratto veniva rinnovato solo se le sue prestazioni erano risultate soddisfacenti. A volte tra il medico e i soci si formava un legame di affetto e reciproca fiducia tanto forte da indurre a nominarlo socio onorario.

E proprio nelle attività non strettamente mutualistiche si espresse l'inventiva e la capacità di iniziativa dei soci più capaci. Innanzitutto l'istruzione: scuole serali per i soci analfabeti e formazione professionale per i loro figli. Poi le prime biblioteche circolanti e i giornali da leggere e commentare nella sede sociale. Infine le borse di studio e i premi per i più meritevoli tra i figli dei soci.
Non appena il sodalizio raggiungeva un equilibrio gestionale, ci si occupava di organizzare le attività ricreative. Le sedi sociali diventarono, grazie al lavoro volontario dei soci e ai risparmi di gestione, sempre più belle e comode, in modo da essere luogo di ritrovo per la partita a carte o a bocce. Quando si disponeva di ampi saloni si organizzavano pranzi solenni, balli di carnevale, serate danzanti, banchi di beneficenza per finanziare la pensione ai soci anziani più bisognosi. Con l'andar del tempo e il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori si moltiplicavano le attività culturali: si costituivano gruppi corali, musicali, filodrammatici. All'inizio del Novecento si proiettavano addirittura dei film.

Ma quello che non mancava mai era il vino. Nella sede della Società si allestiva sempre una cantina attrezzata con tutto il necessario per imbottigliare e invecchiare, ma spesso vi erano pure i torchi e i tini per vinificare a partire dalle uve. Era l'unico modo per potersi permettere vino di qualità a costi accessibili. Intorno al consumo del vino nasceva una sorta di cooperativa di produzione e consumo che spesso produceva anche degli utili che venivano devoluti alla cassa sussidi e pensioni.
All'interno di molte Società si formarono i primi magazzini di previdenza allo scopo di acquistare all'ingrosso i generi alimentari da distribuire ai soci a prezzo di costo. Nati per far fronte alle speculazioni sui prezzi dei grani in occasione di cattivi raccolti, queste organizzazioni estesero man mano la loro azione a tutti i generi di consumo familiare. Con l'andare del tempo tale attività diede vita a vere e proprie cooperative di consumo. La più nota e importante fu l'Alleanza Cooperativa Torinese (nata nel 1899 dalla fusione dei magazzini di consumo dell'Associazione Generale degli Operai di Torino con La Cooperativa Ferrovieri) che molti torinesi meno giovani ricordano perché gestiva, tra l'altro, diverse farmacie che ancora oggi portano l'insegna con quel nome.

L'itinerario prevede la visita di alcune sedi mutualistiche dell'Oltre Po. Si tratta di quattro edifici che appartengono e ospitano Società mutue o cooperative direttamente discendenti dalle originarie associazioni operaie. In essi si potranno "percepire" gli ambienti di un tempo, vedere le bandiere e i cimeli, leggere i documenti storici da essi conservati. Ma, soprattutto, si potrà ascoltare dalla diretta testimonianza dei soci odierni che cosa sono e che cosa fanno oggi le Società di mutuo soccorso.

L'itinerario (6 Euro) si effettua a piedi e in pullman riservato.

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SULLE TRACCE DEL DOCUMENTO: UNA BASE DI DATI BIBLIOGRAFICI

Da tempo noi di L&M ci siamo posti l'obiettivo di produrre un nuovo strumento bibliografico, un nuovo supporto alla ricerca storica locale. Da un'analisi effettuata su diversi repertori bibliografici è emersa, infatti, l'assenza di adeguati strumenti di ricerca che riportino, nel modo più dettagliato possibile, le pubblicazioni di ciascuna singola realtà territoriale. Da tali considerazioni è derivata l'idea di predisporre un progetto per una bibliografia piemontese a supporto della ricerca storica locale, che qui presentiamo.

Finalità del progetto è la messa a punto di una banca dati in continuo aggiornamento che comprenda le indicazioni bibliografiche relative alla ricerca storica locale in ambito piemontese ripartite per singola località.

La necessità di tale operazione scaturisce, da un lato, dall'esigenza di monitorare una produzione documentaria spesso a scarsa diffusione e pertanto di difficile reperimento; dall'altro lato, dal bisogno di offrire a chi di tale ricerca si occupa un repertorio il più esaustivo possibile che permetta l'utilizzo di un numero sempre maggiore di fonti (bibliografiche e non) a vantaggio dell'indagine condotta sul territorio.

Modalità operative

A tale proposito, di primaria importanza sarà la creazione e la messa a punto di una struttura gestionale a due livelli (locale e centrale) in grado di raccogliere e organizzare le informazioni raccolte:

1. livello locale: comprenderà una rete informativa costituita da

2. livello centrale: costituirà il punto di raccolta e di coordinamento della documentazione pervenuta.

Il gruppo di lavoro, oltre a comprendere persone adibite all'inserimento dei dati, dovrà poter contare su alcuni referenti con funzione di coordinamento e indirizzo, impegnati principalmente nel fornire ai singoli ricercatori strumenti atti a strutturare le informazioni in modo uniforme, secondo standard concordati in sede di definizione del progetto

Metodologia della ricerca

Il fine è analizzare, provincia per provincia, le realtà dei singoli comuni piemontesi, per realizzare un repertorio che contenga tutto ciò che è stato pubblicato sul singolo comune, più in dettaglio

Da valutare il possibile inserimento di spogli da monografie e seriali

L'individuazione delle notizie potrà avvenire in più modi:

La banca dati dovrà essere strutturata in modo da consentire l'indicizzazione alfabetica dei singoli comuni, suddivisi per provincia d'appartenenza. Ciascuna voce conterrà l'elenco dettagliato delle pubblicazioni possedute, con l'indicazione dell'ente cui far riferimento per reperire il singolo documento

Sarà opportuno iniziare il lavoro partendo da una determinata provincia e da una realtà piuttosto piccola, in modo da mettere a punto e verificare le singole procedure.

Il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) è la rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali con la cooperazione delle Regioni e dell'Università. Aderiscono a SBN biblioteche statali, di enti locali, universitarie, di accademie ed istituzioni pubbliche e private operanti in diversi settori disciplinari.

Per una migliore comprensione dei servizi offerti da SBN riportiamo alcuni passi tratti dal sito.

SBN è una rete il cui fine è l'erogazione di servizi agli utenti. Obiettivo comune è quello di superare la frammentazione delle strutture bibliotecarie, propria della storia politico-culturale dell'Italia, per fornire un servizio di livello nazionale che si basi sulla gestione di un catalogo collettivo in linea e sulla condivisione delle risorse ai fini dell'accesso ai documenti.

Le biblioteche che partecipano a SBN sono raggruppate in Poli locali; i Poli sono a loro volta collegati al sistema Indice SBN, nodo centrale della rete, che contiene il catalogo collettivo delle biblioteche della rete.

SBN è un servizio accessibile a tutti. Le basi dati Libro moderno, Libro antico e Musica, riversate in un unico archivio OPAC SBN (accessibile 24 ore su 24), sono consultabili in Internet nelle due modalità http://opac.sbn.it e http://sbnonline.sbn.it. Le singole basi dati sono tuttora consultabili sull'Indice SBN in modalità TN 3270.

OPAC è la sigla di On line Public Access Catalogue, ossia catalogo in linea accessibile pubblicamente.

L'OPAC SBN è il catalogo collettivo delle biblioteche italiane che hanno aderito al Servizio Bibliotecario Nazionale. Il progetto è nato con il fine di rendere più largamente e facilmente accessibili le basi dati dell'Indice SBN costituendo una base dati orientata all'utenza, facile da usare e interoperabile. Fornisce l'accesso alle notizie bibliografiche che sono scaricate periodicamente dalle basi dati dell'Indice SBN Libro moderno, Libro antico e Musica.

Librinlinea è lo strumento di ricerca su Internet sul catalogo del polo piemontese del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) per:

  • interrogare il catalogo collettivo delle biblioteche piemontesi (OPAC)
  • accedere ai servizi bibliografici · richiedere la circolazione dei documenti o delle riproduzioni su base regionale
  • connettere i dati dell'indice nazionale ed attivare il prestito interbibliotecario su base nazionale
  • richiedere l'iscrizione a una biblioteca · controllare la propria situazione di utente
  • proporre acquisti di nuovi libri

Il catalogo contiene i documenti (libri, periodici, manoscritti, spogli) pervenuti nelle biblioteche dalla data della loro adesione a SBN, i periodici correnti e cessati e il risultato di lavori straordinari di catalogazione. Sono inoltre presenti le informazioni sui documenti ordinati.

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Anno 2005

ITINERARI IN PINEROLO PROPOSTI IN COLLLABORAZIONE CON IL CeSMAP

(Torino... e oltre, 14, 20, 28 giugno 2005)

Pinerolo. Palazzo del Senato. Edificato alla fine del secolo XIV dai Principi d'Acaja quale tribunale della prima capitale del Piemonte

Pinerolo. Chiesa di Sant'Agostino. Edificata nel 1630 come ex voto per la liberazione di Pinerolo dalla peste

Pinerolo Medievale

Itinerario di tipo medievale, nel centro storico di Pinerolo, che, partendo dalla visita del trecentesco palazzo del Senato (sec. XIV, monumento nazionale), sede del Civico Museo, prevede un percorso archeologico-architettonico che si snoda lungo l'arteria principale che nel Medioevo univa il Piano al Borgo, l'attuale Via Principi d'Acaja, e culmina a San Maurizio; il percorso è suddiviso in tappe corrispondenti ai principali edifici medievali esistenti.


Pinerolo del Re Sole

Itinerario seicentesco di tipo archeologico-architettonico sulla Pinerolo del Re Sole, secolo XVII, che, partendo dalla visita della chiesa di epoca francese, detta di S.Agostino, sede del Civico Museo, si svolge attraverso le strade, le chiese ed i palazzi del centro storico di Pinerolo "la città più francese d'Italia".


Pinerolo. La fortezza seicentesca in una tela del pittore di corte Claudio Francesco Beaumont, inizi sec. XVIII


Pinerolo della Belle époque e della Cavalleria

Itinerario ottocentesco di tipo archeologico-architettonico sulla Pinerolo Belle époque, sec. XIX-XX, che, partendo dal Teatro Sociale, raggiunge il Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria -di cui Pinerolo è stata la culla ed è tuttora sede di importanti Concorsi Ippici nazionali e Internazionali-; prosegue per strade e piazze significative del periodo e arriva alla Cavallerizza "Caprilli", che prende il nome dal famoso Capitano, inventore della moderna equitazione.

Pinerolo. Cavallerizza Caprilli. Il maneggio coperto più grande d'Europa, costruito all'inizio del 1900

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PISTA AGROSILVOPASTORALE DI SELLERY (FORNO DI COAZZE)

(Torino... e oltre, 2 ottobre 2005)



Un pilone lungo il percorso
Un percorso religioso-culturale-naturalistico Il percorso, che collega i piloni votivi restaurati lungo la via dell'Alta Val Sangone, parte all'inizio del Parco Regionale Orsiera Rocciavrè (m 1100 circa) in frazione Forno di Coazze, ove si può arrivare in macchina, e conduce prima all'Alpeggio di Sellery di Sotto, poi all'Alpeggio di Sellery a Monte. Sono tutti piloni restaurati tra il 2000 e il 2004, dopo la pubblicazione del libro-censimento I piloni di Coazze di Silvio Montiferrari del luglio 1999, e sono il frutto di una felice esperienza collettiva voluta dagli abitanti originari di Forno di Coazze, che in questa zona avevano le loro "prese" per il pascolo durante la stagione estiva. Si tratta di una escursione in montagna priva di difficoltà, che segue la pista silvoagropastorale tracciata dal Parco Orsiera Rocciavrè. Presenta un dislivello di circa 600 metri e, richiedendo in media tre ore di salita, riempie l'arco di una giornata, quindi pranzo al sacco, pedule e giacca a vento…. Tutto il percorso si svolge in un ambiente alpino veramente incontaminato .

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LE ASSOCIAIZONI DI STORIA LOCALE OGGI. Incontro delle associazioni e dei gruppi di ricerca

(Pavone Canavese, Fondazione A. d'Andrade, sabato 22 ottobre 2005 ore 9.30-18)

Le associazioni e i gruppi di ricerca storica locale costituiscono in Piemonte una realtà radicata e capillare. Negli ultimi decenni hanno prodotto ricerche, pubblicazioni, iniziative volte alla valorizzazione dei beni culturali locali, corsi per la divulgazione della storia dei luoghi o per la formazione e l'aggiornamento di operatori in ambito storico (guide, insegnanti, pubblicisti...)
Riteniamo che sia utile fare il punto e scambiare reciprocamente le esperienze fin qui acquisite attraverso un incontro di associazioni piemontesi al fine di presentare:

Inoltre,

Grazie ad un contributo del Centro Servizi per il Volontariato Idea Solidale (Bando per la coprogettazione di iniziative di formazione), l'Associazione I Luoghi e la Memoria propone nella giornata di sabato 22 e di domenica 23 ottobre 2005 un corso residenziale, presso la Fondazione A. d'Andrade di Pavone Canavese, mirato alla Formazione di volontari idonei all'immissione in rete di dati bibliografici riguardanti la storia locale (Progetto Nuovo Manno). Il corso prevede la partecipazione all'incontro "Le Associazioni di storia locale oggi" di sabato 22, con la presentazione del progetto Nuovo Manno, la presenza, domenica 23, alle lezioni del dott. Aurelio Aghemo, Direttore della Biblioteca Nazionale di Torino e del dott. Saverio Favre, Capo Servizio del Bureau régional pour l'Etimologie et la Linguistique (B.R.E.L.) della Valle d'Aosta, e la partecipazione ad esemplificazioni guidate da esperti e alla verifica dei lavori. La partecipazione al corso di formazione e il soggiorno sono gratuiti. Per ulteriori informazioni e per confermare la propria presenza si prega di contattare Lucia Fontanella (0118995736)

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PROGETTO NUOVO MANNO

Il progetto NUOVO MANNO, originato da una collaborazione tra l' Università di Torino (Dipartimento di Scienze Letterarie e Filologiche: A. Vitale-Brovarone) e l' Associazione "I luoghi e la memoria", ha l' intenzione di mettere a disposizione dei diversi soggetti attivi nel mondo della ricerca e dello studio due strumenti: la Bibliografia Storica degli Stati della Monarchia di Savoia, Torino 1884-1934, di Antonio Manno in formato immagine, accessibile attraverso una semplice maschera di ricerca, e una bibliografia aperta, da costruirsi ed arricchirsi sia attraverso spogli specidfici, sia attraverso il concorrere di singoli ricercatori.
Le notizie bibliografiche pervenute da collaboratori esterni sono immesse in forma definitiva dopo il vaglio dell' équipe redazionale. Stato attuale del lavoro: sono state effettuate le riprese fotografiche dei volumi dattiloscritti e del primo volume a stampa della Bibliografia. È stato predisposto il database per l'immissione in rete. È in fase di sperimentazione il database per l'inserimento dei nuovi dati bibliografici.

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Anno 2006

ARTE E ISTRUZIONE NELLE SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO

(Torino... e oltre, 10 giugno 2006)



Pinerolo.
Museo Storico
del mutuo soccorso

L'itinerario prevede la visita di quattro Società della zona (Società Operaia Agricola di Osasco, Società di mutuo soccorso di Bricherasio, Società di mutuo soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco, Associazione Generale Operaia Arti e Mestieri di Pinerolo) che presentano aspetti e peculiarità differenti, ma tutte ancora adesso conservano stretti legami sociali con il loro territorio, in quanto organizzazioni direttamente discendenti dalle originarie associazioni operaie. Nelle diverse sedi si potranno "percepire" gli ambienti di un tempo, vedere le bandiere e i cimeli, leggere i documenti storici da ciascuna conservati. Ma, soprattutto, si potrà ascoltare dalla diretta testimonianza dei soci odierni che cosa sono e che cosa fanno oggi le Società di mutuo soccorso. Per evidenziare il rapporto fra Società di mutuo soccorso, istruzione, cultura e territorio, sono previste visite al "Museo delle attrezzature agricole" presso la Società Operaia di mutuo soccorso di Osasco, alla Cappella della Madonna del Boschetto (ora proprietà della Società di mutuo soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco), dove sarà possibile ammirare gli affreschi del Maestro di Cercenasco e alla "foresteria" di recente inaugurata nella sede della Società di Bricherasio nell'ambito del progetto "Filo d'acqua". Nel pomeriggio, infine, la visita guidata al "Museo Storico del mutuo soccorso" allestito dalla Società di Pinerolo.

L'escursione (6 Euro) si effettua a piedi e in pullman riservato. È previsto il pranzo al sacco o, in alternativa, presso il ristorante della Società di mutuo soccorso tra Operai e Agricoltori di Frossasco al costo indicativo di 10 Euro.

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ESCURSIONE NATURALISTICO-CULTURALE NELLA VALLE DEL SANGONETTO (COAZZE, FRAZ. INDIRITTO)

(Torino... e oltre, 1 ottobre 2006)


Roc du Gias (Rocca di Sansone)


6 euro
. Pranzo al sacco.
Si raccomandano pedule e giacca a vento. In caso di maltempo l'itinerario verrà rinviato

Punto di partenza della gita a piedi è la borgata Tonda (m 1140), un tempo la più popolata del versante a mezzogiorno della vallata (l'lndiritto). Qui possiamo ammirare l'antico affresco murale. datato 1770, della Madonna col Bambino, opera pregevole di Giovanni Battista Batoglio. recuperato da una casa in rovina ed ora ricollocato sulla parete d'un edificio risanato della stessa borgata.
Da borgata Tonda imbocchiamo la mulattiera verso Colle del Vento che collegava le borgate più alte dell'lndiritto. Si raggiunge il grosso borgo abbandonato di Dogherìa (m 1300), dove notiamo quel che resta d'un suggestivo affresco della Madonna del Rosario. Superata Dogheria, arriviamo alla sorgente chiamata la fontana della Sisi presso le Case Sisi, contraddistinte dall'alpestre pilone della Nunziata col tetto a capanna, dedicato alla Madonna del Rocciamelone. Poco oltre, arriviamo alla meta del nostro percorso d'andata, il famoso Roc du Gias (m 1350) o Rocca di Sansone, geosito illustrato dal pannello dell'Itinerario Geologico della Provincia di Torino. Si tratta di un curioso blocco di gneiss che sembra un gigante col cappello sulle ventitré (per un effetto sismico che ha spostato in senso rotatorio la parte superiore del masso).
Sulla via del ritorno proseguiamo fino al sentiero che fa da raccordo all'anello dell'Itinerario Geologico scendendo verso Canalera (m 1077), arrivando al Pilone votivo della borgata, dipinto nello stesso 1770 dal pittore Giovanni Battista Batoglio autore dell'affresco di borgata Tonda. Borgata Canalera si trova al centro di un paesaggio sensibilmente diverso da quello del percorso superiore fatto all'andata. A breve distanza ammiriamo a monte l'antica borgata Mamel ancor ricca di noti affreschi murali. Per ritornare scendiamo fino a borgata Aletti (m 1050), dove ci attenderà il pullman verso le ore 16.

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Anno 2007

CONVEGNO DI STUDI "GLI STORICI LOCALI IN PIEMONTE TRA OTTOCENTO E NOVECENTO"

Nel corso degli ultimi due secoli sono state moltissime le persone che si sono dedicate allo studio e alla scrittura della storia delle comunità locali.
Il convegno vuole far emergere questo variegato mondo di intellettuali composto da parroci e vice parroci, da sindaci e segretari comunali, medici e avvocati, maestri elementari e insegnanti, archivisti e giornalisti, senza dimenticare aristocratici ed esponenti dell'antica nobiltà subalpina...

Torino. Le torri palatine alla fine del XVIII secolo

(Torino, Archivio di Stato, sabato 17 novembre 2007 ore 9.30-18)

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Anno 2008

SULLE STRADE DELLE SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO

(Gran Tour, 11 ottobre 2008)

La città di Torino era un tempo costellata di sedi di Società di mutuo soccorso grandi e piccole che fiorirono soprattutto nelle barriere operaie. Dopo aver assolto nell'Ottocento al loro scopo primario di mutua assicurazione dalle malattie, queste associazioni sono rimaste vitali come centri di socializzazione e cooperative di consumo. Alcune sono sopravvissute al fascismo e sono giunte fino ai nostri giorni, mantenendo le sedi originarie che ci riportano - insieme ai loro archivi storici, alle loro antiche bandiere e ai loro cimeli - alle origini del movimento operaio.

L'itinerario (8 euro) prevede un percorso di visita a tre Società operaie ancora esistenti ed una quarta tappa presso la sede dell'Associazione Compliance che conserva una ricca collezione di medaglie e cimeli delle Società di mutuo soccorso.
Ritrovo davanti al Teatro Regio, P.zza Castello 215, h 14.30

Unione Operaia Famigliare di Reaglie

L'Unione Operaia Famigliare di Reaglie, costituita ufficialmente il 24 settembre 1911 con la denominazione "Società Operaia Famigliare di Reaglie", conserva un'interessante documentazione del passato: oltre alla bandiera ed ai quadri che commemorano i soci defunti, sono custodite in archivio le testimonianze delle diverse fasi della vita sociale e dei cambiamenti avvenuti nel corso dell'attività, che si è sempre svolta nella sede ancor oggi usata ed acquistata fin dal marzo 1911: nel 1935 la Società si è infatti trasformata in "Società Anonima Cooperativa di Consumo e Mutua Assistenza Unione Famigliare Operaia di Reaglie" e poi, nel 1978, in "Unione Famigliare Ricreativa e Culturale di Reaglie.
Celebra la festa sociale la prima domenica di luglio ed è un piacevole punto di ritrovo per gli abitanti dei dintorni, che nell'ampio terreno a fianco della casa possono svolgere attività sportive o ricreative.
Resoconti di allegre riunioni ridestano immagini della vita sociale passata:
"Domenica 17 corrente, alla locale Società Unione famigliare, ebbe luogo un matinée danzante, in occasione di metà quaresima. Vi erano molti invitati, tra cui diverse eleganti e gentili signore. La giornata permise pure agli appassionati, soci ed invitati, di giuocare alle bocce con grande soddisfazione, dato che Giove Pluvio, pareva avesse preso di mira appunto i giorni festivi. Facevano gli onori di casa il presidente signor Sarasino Carlo, il vice presidente signor Raviolo F. e Graglia G., coadiuvati dall'infaticabile segretario signor Del Bondio Ugo. Alle 4 si apre il banco lotteria, ricco di molti e svariati premi, e dopo ebbero principio le danze che si protrassero fino alla sera. Martedì poi, per festeggiare San Giuseppe, patrono di diversi soci, ebbe luogo un pranzo sociale, alle ore 19.30, che riuscì splendido per la cordialità ed allegria, che vi regnò sovrana. Alle ore 24 si sciolse la brigata con l'augurio di trovarsi nuovamente presto".

Società Anonima Cooperativa di consumo e mutua assistenza Borgo Po e Decoratori

La Società Anonima Cooperativa di consumo e mutua assistenza Borgo Po e Decoratori nasce nel 1935 dalla fusione di due preesistenti società di mutuo soccorso: l'Associazione generale di mutuo soccorso fra Operai Decoratori e Pittori d'appartamenti di Torino, fondata nel 1883 e la Società di mutuo soccorso Corale Po e Borgo Po, nata nel 1899.
La Società Decoratori era un piccolo sodalizio costituito inizialmente da una cinquantina di soci, riunitosi con le finalità tipiche del mutuo soccorso ottocentesco: assistenza sanitaria svolta da un medico stipendiato dalla società, erogazione di un sussidio ai soci ammalati, luogo di incontro e di ricreazione.
Nel 1899 essi riuscirono a far funzionare presso la sede sociale di via Stampatori 9, un vero e proprio ufficio di collegamento prima riservato ai soli soci e in seguito aperto a tutti i decoratori. L'utilità di questo servizio fu riconosciuta dal Municipio di Torino che deliberò un sussidio "una tantum" di lire 100 per le spese di gestione del collocamento. Negli anni precedenti la prima guerra mondiale la società attraversò il periodo di maggior fulgore: gli iscritti superarono le 200 unità, la società si trasferì in una sede abbastanza grande da permettere "il ballo" e fu assunto un "buffettista" stipendiato con una percentuale sulle vendite di vino. Nel dopoguerra visse un lento declino: pur mantenendo tutte le sue funzioni, le difficoltà finanziarie e la scarsità di nuove iscrizioni ne resero l'attività sempre più precaria. Nel '23 furono sfrattati dalla sede e vennero ospitati dalla Società di mutuo soccorso Valdocco, prima, e dalla Pilonetto, poi.
Infine, nel '29, si accordarono per la coabitazione con la "Corale Po e Borgo Po", proprietaria della sede di via Lanfranchi 28, alla quale essi portarono in dote il "bollettone", cioè la licenza di spaccio delle bevande alcoliche.


Sede e attuale insegna della
Società Borgo Po e Decoratori

Con scopi di attività in parte analoghi a quelli dei decoratori si sviluppava la Società di mutuo soccorso Corale Po e Borgo Po, nata dapprima con l'intento di riunire per piacevoli serate musicali un gruppo di "cantanti" del borgo che, invece di continuare i loro incontri al Parco Michelotti, decisero di affittare un locale con giardino in via Ornato.
Da questa prima iniziativa si passò quasi subito ad organizzare una vera e propria Società di mutuo soccorso. Accanto alle funzioni tipiche: sussidio malattia, "dottore sociale", medicine a prezzo ridotto, cassa cronicismo, ecc., la vita della associazione si articolava in più direzioni a seconda dei diversi interessi, ad esempio beneficenza, bocciofila, e soprattutto coro. Determinante per la riuscita e la continuità di tutte queste iniziative fu la sede, l'attuale palazzina con giochi di bocce e pergolato in via Lanfranchi 28, costruita nel 1909 con i fondi raccolti mediante l'acquisto di alcuni soci di azioni poi rimborsate a rate annuali.
Nel 1935, dopo sei anni di coabitazione, venne decisa la fusione e la costituzione di un'unica società. Poi un lungo silenzio durato tutto il periodo della seconda guerra mondiale interrotto dalla Resistenza vittoriosa che aprì una nuova fase della vita della Cooperativa.

Società Operaia di mutuo soccorso di Barriera Vanchiglia

Attuale insegna della
Società Barriera Vanchiglia

La Società ha sede in via Porri 7 e venne fondata nel 1887. Dagli anni Ottanta del XIX secolo lo sviluppo e la concentrazione dell'industria oltre la cinta daziaria incrementò il processo migratorio dalle campagne, determinando l'estensione di nuovi insediamenti abitativi nell'area suburbana. Presero così forma le barriere operaie isolate dal centro della città, prive di collegamenti, infrastrutture e servizi essenziali, in cui le Società di mutuo soccorso trovarono un fertile terreno di diffusione. Nei quartieri di nuova formazione i sodalizi mutualistici si connotarono come fulcri di aggregazione, ovviando alla mancanza di strutture previdenziali e creando fra gli operai vincoli solidaristici. Dopo la Prima guerra mondiale la crisi economica era così grave che i soci furono sopraffatti dalle difficoltà economiche e nel 1921 la Società si mise in liquidazione. Ma l'anno dopo i soci fondatori ricostruirono il sodalizio, a cui aderirono sempre più numerosi partecipanti. Negli anni successivi alla ricostruzione ogni iniziativa era finalizzata a rimpolpare il fondo cassa. Nel 1925 l'incremento consentì l'acquisto del terreno per fabbricare la sede sociale. Dopo l'istituzione della Previdenza Sociale Pubblica all'epoca del fascismo, le varie società di mutuo soccorso andarono in declino, ma quella di Barriera Vanchiglia riuscì a finanziarsi anche grazie alle feste che organizzava per qualsiasi occasione, con spettacoli di burattini e di danza, gare a tresette e bocce, banchi di beneficenza. Il circolo gestiva attività dopolavoristiche, organizzava gruppi sportivi e svolgeva iniziative assistenziali, fornendo sostegno economico e alimenti alle famiglie bisognose del quartiere.

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Anno 2010

LA CULTURA INCONTRA LA MONTAGNA

(18 APRILE, 30 MAGGIO, 3 OTTOBRE 2010)

In collaborazione con la Unione Escursionisti Torino e il Sistema bibliotecario urbano della Città di Torino.
Il progetto intende riproporre 3 uscite effettuate tra il 1894 e il 1914 nelle vallate della provincia di Torino e raccontate nelle pagine della rivista "uetina"
L'Escursionista. La UET fornirà il supporto tecnico con l'ausilio dei suoi accompagnatori, L&M curerà la parte culturale predisponendo la documentazione necessaria, a cura del Sistema bibliotecario urbano sarà l'aspetto divulgativo e informativo.

Itinerari escursionistici non impegnativi ma che richiedono calzature (pedule) e abbigliamento adeguato.


Santuario
di Santa Cristina


Grotte
del Vandalino

La prima gita avrà luogo il 18 aprile 2010 e avrà come meta il SANTUARIO DI SANTA CRISTINA (1340 m), nelle Valli di Lanzo
Uscita in treno
Partenza: Ceres (713 m.) - dislivello 627 m - tempo di salita 2 ore - difficoltà: E
Gita effettuata dall’UET per la prima volta nel 1895 in treno con 90 partecipanti.


La seconda gita avrà luogo il 30 maggio 2010 e avrà come meta il MONTE VANDALINO (2121 m.), in Val Pellice
Partenza: Sea di Torre Pellice (1255 m.) - dislivello 866 m - tempo di salita 3 ore - difficoltà: E

Gita effettuata dalla UET per la prima volta nel 1894 con 22 partecipanti

La terza gita avrà luogo il 3 ottobre 2010 e avrà come meta il MONTE SEGURET (2925 m.), in Valle di Susa
Partenza: Colletto Pramand (2087 m.) - dislivello 838 m -
tempo di salita 3,30 ore - difficoltà: E
Gita effettuata dalla UET per la prima volta nel 1899 con 30 partecipanti


Ricovero
del Seguret




Il gruppo alla Cappella
della Madonna degli Angeli

La Cappella della peste

I RESOCONTI
1. LA GITA A SANTA CRISTINA

Dal sito dell'Unione Escursionisti Torino

Dal sito delle Biblioteche civiche torinesi


Discesa su Cantoira



Diego Genta,
direttore del Museo di Ceres

I primi arrivi in vetta

 


Una parte del gruppo prima della discesa

2. LA GITA ALL'ALPE E MONTE VANDALINO

Dal sito dell'Unione Escursionisti Torino

Dal sito delle Biblioteche civiche torinesi

I rappresentanti di UET,
UGET, L&M,
Biblioteche civiche torinesi


La merenda sinoira al rifugio Barfè





Il gruppo al Ricovero Vin Vert

L'ampio vallone prima del tratto roccioso

3. LA GITA AL MONTE SEGURET

Dal sito dell'Unione Escursionisti Torino

Dal sito delle Biblioteche civiche torinesi


La vetta del Seguret
fa capolino tra le nuvole



In prossimità della meta

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SULLE TRACCE DEI TURISTI OTTOCENTESCHI NELL'ALTO ASTIGIANO: VEZZOLANO E DINTORNI

(Gran Tour, 10 luglio e 16 ottobre 2010)


Vezzolano (incisione del 1838 circa)


Vezzolano
(cartolina postale di inizi Novecento)


Bardella (Castelnuovo Don Bosco)
La sorgente solforosa



Etichetta dell'acqua solforosa di Bardella

L'itinerario proposto vuole ripercorrere alcuni luoghi dell'alto Astigiano che nel corso dell'Ottocento divennero mete turistiche, frequentate come luoghi di svago e riposo. Prima tappa sarà Santa Maria di Vezzolano, splendida, piccola abbazia romanica con reminiscenze tardo trecentesche situata nel territorio collinare del Comune di Albugnano, in Provincia e nella Diocesi di Asti. Dista da Torino quarantacinque chilometri circa, da cui si può raggiungere superando le colline chieresi, attraverso Castelnuovo Don Bosco e Albugnano. Da Asti la distanza è minore (circa trentacinque chilometri) percorrendo la strada Asti-Chivasso, inerpicandosi poi sul colle di Albugnano, appena dopo il Comune di Aramengo. La cosiddetta "abbazia" di Vezzolano, in realtà canonica regolare riformata secondo le regole agostiniane, fa parte di quel gruppo di fondazioni religiose inserite nel movimento di riforma gregoriana della chiesa, che nei secoli XI - XIII si diffusero nell'Italia settentrionale. Viaggiando per il Monferrato si scorgono, in particolare tra il verde delle colline, numerose chiese che testimoniano il fermento costruttivo che in quei secoli caratterizzò la regione: basti ricordare tra tutte San Secondo a Cortazzone, San Nazario e Celso a Montechiaro e San Lorenzo a Montiglio. La presenza di "turisti", vale a dire di visitatori privi di scopi meramente devozionali, si colloca fra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, contestualmente al diffondersi della cultura romantica e del gusto per il "fantastico" e il "pittoresco" che caratterizzò quei decenni: sono gli anni in cui Vezzolano è visitata e descritta da Gian Secondo De Canis e da Modesto Paroletti, per non citare che due fra gli autori delle testimonianze più significative. Visitarono Vezzolano personaggi di spicco quali San Giovanni Bosco, San Leonardo Murialdo e la Regina Margherita: l'itinerario rievocherà, ricorrendo alle loro preziose ed interessanti testimonianze, l'esperienza di chi visitava Vezzolano nell'Ottocento.
L'itinerario proseguirà facendo sosta al Belvedere di Albugnano, ove sorgeva durante il periodo napoleonico una importante stazione del telegrafo ottico Chappe, originale forma di comunicazione utilizzata per trasmettere rapidamente informazioni fra Parigi e Milano e di cui verranno illustrate le peculiari caratteristiche. La visita al Belvedere sarà anche l'occasione per rievocare l'"Olmo del ciabattino", un albero cavo al cui interno - ai tempi delle passeggiate autunnali di don Bosco con i suoi allievi - trovava spazio la piccola bottega di un artigiano. Ulteriore tappa sarà la Fonte solforosa di Bardella (Castelnuovo don Bosco), luogo oggi dimenticato ma che per tutto il XIX secolo fu meta frequentatissima per le proprietà terapeutiche delle sue acque, ben testimoniata dagli studi medici di Giovanni Lorenzo Cantù e di Bernardino Bertini, che ne descrisse le importanti qualità nella sua opera principale, l'Idrologia minerale degli Stati Sardi. Vezzolano e Bardella furono scelte quale meta di una delle passeggiate di don Bosco nell'ottobre 1857:
"Chi va a Castelnuovo, e vi si ferma qualche giorno, vi deve fare due passeggiate obbligatorie, se non vuole essere considerato presso tutti o trascurato dalle cose patrie, od ignorante. La prima è alla chiesa del Vezzolano, e la seconda, per chi desidera di fare anche una cura medica, è alla fontana così detta del zolfo...
"
L'itinerario si concluderà presso la Bottega del Vino di Moncucco, ubicata in un edificio settecentesco oggi sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Sarà possibile visitare la cantina e la ghiacciaia ottocentesca. La Bottega del Vino offrirà gratuitamente ai partecipanti alla gita la degustazione di uno dei vini prodotti dai soci.

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Anno 2011

INTRODUZIONE ALLA RICERCA STORICA LOCALE

(19 FEBBRAIO - 9 MARZO 2011)

In collaborazione con il Settore Ecomusei della Città di Torino.

Il progetto prevede la presentazione di un ciclo di incontri destinato a quanti desiderano un approccio metodologico di base alla ricerca storica locale.
La collaborazione stipulata con la Città di Torino prevede, inoltre, la realizzazione di 30 interviste nel quartiere San Donato e la redazione di 57 schede relative a diversi luoghi del capoluogo subalpino, destinate a implementare il sito di MuseoTorino, un progetto in costruzione di museo della città.

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LA CULTURA SALE IN QUOTA PERCORRENDO ANTICHI SENTIERI

(1° MAGGIO, 29 MAGGIO, 16 OTTOBRE, 20 NOVEMBRE 2011)

In collaborazione con la Unione Escursionisti Torino e il Sistema bibliotecario urbano della Città di Torino.
Il progetto intende riproporre 4 uscite effettuate tra il 1893 e il 1928 nelle vallate della provincia di Torino e raccontate nelle pagine della rivista "uetina"
L'Escursionista. La UET fornirà il supporto tecnico con l'ausilio dei suoi accompagnatori, L&M curerà la parte culturale predisponendo la documentazione necessaria, a cura del Sistema bibliotecario urbano sarà l'aspetto divulgativo e informativo.

Itinerari escursionistici non impegnativi ma che richiedono calzature (pedule) e abbigliamento adeguato.



La prima gita avrà luogo il 1° maggio 2011 e avrà come meta la VIA ANTICA DEL MONCENISIO (Forte Variselle, 2106 m), in Valle Cenischia
Partenza: Ferrera (1461 m.) - dislivello 645 m - tempo di salita 3 ore - difficoltà: E
Gita effettuata dall’UET per la prima volta nel 1893 con 98 partecipanti.


La seconda gita avrà luogo il 29 maggio 2011 e avrà come meta il RIFUGIO TOESCA AL PIAN DEL ROC (1710 m.), in Valle di Susa, alla ricerca di erbe officinali
Partenza: Città (1072 m.) - dislivello 600 m - tempo di salita 4 ore - difficoltà: E

Gita effettuata dalla UET per la prima volta nel 1928

La terza gita avrà luogo il 16 ottobre 2011 e avrà come meta la COLMA DI MOMBARONE (2371 m.), in Canavese
Partenza: Trovinasse (1371 m.) - dislivello 1000 m -
tempo di salita 3,30 ore - difficoltà: E
Gita effettuata dalla UET per la prima volta nel 1911 con 30 partecipanti

La quarta gita avrà luogo il 20 novembre 2011 e avrà come meta il MONTE SALANCIA (2087 m.), in Val Sangone
Partenza: Tonda (1138 m.) - dislivello 950 m -
tempo di salita 3 ore - difficoltà: E
Gita effettuata dalla UET per la prima volta nel 1908 con 25 partecipanti


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PAESAGGIO E MONUMENTI MEDIEVALI DA VEZZOLANO A PASSERANO

(9 LUGLIO, 8 OTTOBRE 2011)

Il Monferrato presenta un paesaggio ancora oggi eccezionalmente conservato in alcuni suoi punti, dove le caratteristiche dell'insediamento umano basso medievale sono tutt'ora in stretta connessione con il paesaggio agrario. Il percorso si concentra su una piccola, ma esemplare, porzione di territorio fra Passeramo Marmorito e Vezzolano per raccontare di castelli, di borghi ed insediamenti religiosi.
La prima tappa è a Passerano dove spicca uno dei più belli e significativi castelli dell'Astigiano per la conservazione del suo aspetto unitario e possente, realizzato a dominio del paese e della viabilità circostante e appartenuto, fra gli altri, ai Radicati di Cocconato. La visita consentirà di apprezzare le strutture esterne del castello e la sua connessione con il borgo, che nella sua parte storica presenta la struttura medievale raccolta presso il castello. Dall'altura di Passerano sarà inoltre possibile apprezzare uno scorcio del paesaggio agrario del Monferrato e anche introdurre il tema della viticoltura, molto antica su queste terre, per poi apprezzare consapevolmente la tappa finale del nostro percorso.
La seconda tappa sarà Santa Maria di Vezzolano, splendida, piccola abbazia romanica con reminiscenze tardo trecentesche situata nel territorio collinare del Comune di Albugnano, in Provincia e nella Diocesi di Asti. Dista da Torino quarantacinque chilometri circa, da cui si può raggiungere superando le colline chieresi, attraverso Castelnuovo Don Bosco e Albugnano. Da Asti la distanza è minore (circa trentacinque chilometri) percorrendo la strada Asti-Chivasso, inerpicandosi poi sul colle di Albugnano, appena dopo il Comune di Aramengo. La cosiddetta "abbazia" di Vezzolano, in realtà canonica regolare riformata secondo le regole agostiniane, fa parte di quel gruppo di fondazioni religiose inserite nel movimento di riforma gregoriana della chiesa, che nei secoli XI - XIII si diffusero nell'Italia settentrionale.
Viaggiando per il Monferrato si scorgono, in particolare tra il verde delle colline, numerose chiese che testimoniano il fermento costruttivo che in quei secoli caratterizzò la regione: basti ricordare tra tutte San Secondo a Cortazzone, San Nazario e Celso a Montechiaro e San Lorenzo a Montiglio.
La presenza di "turisti", vale a dire di visitatori privi di scopi meramente devozionali, si colloca fra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, contestualmente al diffondersi della cultura romantica e del gusto per il "fantastico" e il "pittoresco" che caratterizzò quei decenni: sono gli anni in cui Vezzolano è visitata e descritta da Gian Secondo De Canis e da Modesto Paroletti, per non citare che due fra gli autori delle testimonianze più significative. Visitarono Vezzolano personaggi di spicco quali San Giovanni Bosco, San Leonardo Murialdo e la Regina Margherita: l'itinerario rievocherà, ricorrendo alle loro preziose ed interessanti testimonianze, l'esperienza di chi visitava Vezzolano nell'Ottocento.
Al termine, la visita a una delle numerose cantine dell'alto-Astigiano sarà il modo migliore per completare la conoscenza di questo territorio dall'importante vocazione vitivinicola.


Passerano. Il castello




Passerano. La zecca


Schierano. La chiesa

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